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Il virus appeso a un filo.


Io non ho mai giocato con gli aquiloni. Non giocare con gli aquiloni da grande può in un certo senso essere normale, ma non giocarci da piccolo lo è molto meno. Certi giochi infantili sono un po' come alcune malattie infettive: il morbillo, la varicella, gli orecchioni: se non si hanno durante l'infanzia non si acquisiscono gli anticorpi e la relativa immunità per cui c'è sempre il pericolo di averle da adulti, con rischi assai maggiori.
Bene, io da bambino non ho prodotto né gli anticorpi né l'immunizzazione contro l'aquilonite. Ed è per questo che ora, a quarant'anni, mi ritrovo contagiato; chissà, forse da qualche ragazzino infetto che, correndo dietro il suo aquilone, inavvedutamente m'è passato accanto. I primi sintomi della malattia, come per esempio l'acquisto di un libro sugli aquiloni (di Oliviero Olivieri *), o andare di proposito a un incontro aquilonistico che si svolgeva nei dintorni, oppure guardare con trasporto un aquilone solitario apparso all'ìmprovviso sulla spiaggia, d'estate, non mi avevano allarmato più di tanto. Il giorno in cui però, spinto da un forte desiderio ho preso carta e penna e, come sotto ipnosi ho iniziato a disegnare, ho disegnato nientemeno che il ritratto del virus che mi aveva colpito: un aquilone.
Così ha inizio la mia attività di facitore di aquiloni o meglio di idee in forma di aquiloni. Ma non potendoli chiamare aquiloni perché dichiarerei il falso in quanto manca ad essi la peculiarità più importante, cioè il volo, mi limito a chiamarli progetti di volo.
Da allora le ricadute sono state della frequenza più o meno trimestrale e, ogni volta che si manifesta il disturbo, devo creare d'urgenza un nuovo progetto.
La cosa buffa è che il progetto stesso è anche l'antidoto del disturbo.
Sono passati ormai quasi dieci anni e nella cartella che li contiene se ne contano ora più di quaranta.
Il desiderio di volare, di questi strani oggetti o improbabili creature è però molto forte.
Chissà, forse un giomo aprendo la cartella avrò la sorpresa di trovarla vuota e capirò subito che sarà inutile cercarli.

* Presidente dell'A.I.A

The virus hanging by a thread


I' ve never played with kites.
Not playing with kites, as an adult, can be seen as normal, but not playing when young is less usual indeed.
Some infant games are a bit like some infectious diseases: measlesl, chicken pox, mumps: if you have not had these during childhood, you can not acquire the antibodies and the consequent immunity, therefore there is always the risk of catching them as adults.
Well, when I was young, I acquired neither antibodies or immunity against kitedisease. And that is why, in my forties, I have caught it. Who knows, maybe an infecied child, while playing with a kite, passed the disease to me.
I was not aware of the first symptoms of the disease, e.g. getting a book about kites (by Oliviero Olivieri *), or purposely going to a near-by kite-festival, or else just watching a lone kite that suddenly appears on a summer beach.
The day in which I was driven by a strong desire, I got a pen and some paper, and, as if I was hypnotized, I started to draw and I drew nothing less than a portrait of the virus that I had caught: a kite.
From this I started my career as a kitemaker, or better, as a person who puts ideas into the shape of kites. But I cannot really call them kites, because it would be untrue to say so, as they could not fly, so l'll just call them "Flying designs".
From then on, the descase has reoccurred more or less every three months and each time I am forced to create a new design. The funny thing is that every design is in itself an antidote.
More or less ten years have passed by and there are more than 40 designs in my portfolio.
The desire to fly of these strange objects or irnprobable creature is anyway very strong.
Maybe one day I'll open my portfolio and find to my surprise that the kites have disappeared and I'll realize that it's useless to search for them.

* The President of A.I.A

Fiabe al vento

Marcello Diotallevi

[1993]